Scatti


















Itinerario
Capita di visitare luoghi il cui nome è già carico di epica ed aspettative sovradimensionate: sicuramente Samarcanda è uno di questi. Città leggendaria lungo la Via della Seta, è stata la nostra prima tappa appena arrivati in Uzbekistan. Cosa dire? Il Registan è veramente un luogo magnifico e senza tempo – e non è l’unico che la città ha da offrire – ma Samarcanda manca di un vero centro storico ed è stata rivoluzionata sia negli anni del comunismo che nei giorni nostri. Il risultato è un patchwork di monumenti scintillanti legati fra di loro da strade finto-antiche e cemento sovietico: probabilmente comunque imperdibile, ma forse non evocativa come ci si aspetta.
Dopo un lungo treno notturno siamo giunti a Khiva. Nonostante battesse un sole inclemente, le vie pedonali di questa piccola città circondata da splendide mura, incorniciata dai minareti colorati e dai palazzi con mille corti, ci hanno completamente conquistato. La situazione ha raggiunto una dimensione straordinaria a causa di un festival locale sui meloni (sì, davvero, c’è scritto meloni) che aveva rapito la città in curiosi festeggiamenti. Siamo stati travolti dall’entusiasmo, dalla simpatia e dalla passione per l’Occidente degli uzbeki, e non c’è stato modo di non partecipare.
Ci siamo poi spostati a ovest verso Nukus, luogo un po’ anonimo ai margini del deserto, dove abbiamo fatto base per raggiungere il lago d’Aral, o meglio le sue vecchie sponde. La città di Moynaq è un luogo spettrale, dove lvecchi pescherecci arruginiti troneggiano fra l’ammirazione dei turisti nella piana desertica che una volta era uno dei laghi più grandi del mondo.
Siamo infine rientrati per un ultimo giorno a Tashkent, città piacevole dove si scivola con continuità fra l’architettura brutalista sovietica e la modernità. Che poi, alla fine, è la sensazione che si ha quando si lascia l’Uzbekistan: un luogo di grande storia che corre, a modo suo, veloce verso il futuro.
