Itinerario

Arrivati a Tunisi, nel tiepido sole di fine Dicembre, più che dalla città siamo stati accolti dai suoi abitanti: la coppia della nostra guesthouse ci ha praticamente invitato a fare il cenone di Capodanno con loro. Tunisi è stato per noi un luogo strano, con una medina tanto affollata di giorno quanto desolata di notte, ed un aria di metropoli confusa a metà via fra occidente e maghreb. Da la sensazione di avere tanto potenziale, con le sue mederse ed i suoi musei più spesso chiusi che aperti, ma che offra poco da sfruttare a chi si ferma pochi giorni. La confusione del museo del Bardo, impressionante coacervo di splendidi mosaici romani, ne è forse l’emblema. Sidi-Bou-Said, il piccolo villaggio da cartolina subito fuori con le sue case bianche e blu e forse la cosa che ci ha lasciato più perplessi, fatto com’è da tre viottoli e decine di turisti.

Decisi ad allontanarci dal caos, siamo partiti in auto verso Sud, passando prima dall’anfiteatro romano di El Jem - un luogo splendido dove però gli ispettori UNESCO potrebbero trovarsi a disagio - per raggiungere la zona di Tataouine, non lontana dal confine con la Libia.

Qui, a parte la scalcinata (e congelata) abitazione in cui abbiamo dormito due notti, è stato un successo totale: abbiamo adorato i duri panorami desertici costellati da villaggi berberi, avamposti della legione straniera e ksar (curiosi edifici a metà fra granai e fortini). Quasi tutto ormai abbandonati ma meravigliosamente accomodati sulle montagne. Sapevamo che era qui che avevano girato il primo Guerre Stellari, ma passare per questi luoghi ci ha fatto capire che George Lucas non si è inventato niente: gli uomini avvolti in tuniche marroni che hanno ispirato gli Jedi sono coloro che abitano qui da quasi sempre. Risalendo verso nord abbiamo incrociato il deserto a Ksar Ghilane - dove abbiamo avuto la fortuna di vedere le dune bagnate dopo una piccola pioggia che ci aveva preceduto - passando per un meraviglioso lago salato e per poi raggiungere Tozeur e i villaggi di montagna di Chebika e Tamaghza. Qui tanti turisti, bellissimi scorci tra palme, canyon, uadi e datteri.

Risalendo siamo arrivati in quella perla che è Qayrawan. Una piccola medina, qualche casa nobile ben conservata, una manciata di musei ma soprattutto una magnifica moschea fortificata. L’ultimo viaggio verso nord è passato fra montagne e le vaste distese di ulivi (thumbs up per l’olio tunisino, soprattutto quello Oueslati, che con l’harissa ha accompagnato le nostre cene) che ci hanno portati verso il posto che più ci ha sorpreso, le rovine romane di Dougga. Una giornata ventosa, l’intero sito per noi ed altri tre o quattro turisti, le capre e i pastori, i campi verdi, templi, terme e fori. Da italiani pensavamo di aver già visto tutte le rovine romane possibili, ma questa è davvero eccezionale.

Map of Tunisia