Scatti


























Itinerario
Descrivere i nostri pochi giorni in Iran è cosa davvero difficile. Una sequenza di città ipnotizzanti, un senso di spaesamento fra i più profondi e appaganti, una cultura millenaria di cui non sapevamo niente, panorami marziani appena fuori dalle zone abitate. Ma quello che più ci ha più segnato è un popolo con un’accoglienza disarmante – alcuni più navigati la definirebbero sfiancante – che ha mandato in frantumi il nostro riservato understatement sabaudo in poche ore.
Siamo arrivati a Shiraz dopo un lungo viaggio. Abbiamo ripreso fiato girovagando per le vie di una città e di un popolo che ci sono subito apparsi più moderni di come li avevamo immaginati. Siamo passati per Persepolis, la leggendaria capitale persiana, dove tra bassorilievi e colonnati ci siamo ritrovati catapultati indietro di venticinque secoli. Più a nord abbiamo trovato Yazd, la città del deserto, piccola perla il cui centro storico è un dedalo di magnifici vicoli di argilla. Qui una coppia di turisti iraniani ci ha preso sotto la loro ala e ci ha guidato per la città - ma anche per la loro cultura. Abbiamo chiacchierato girando per Yadz fra le sue torri del vento e del silenzio, la fiamma sacra di Zoroastro e le dune e i caravanserragli del circondario.
E poi la grande Isfahan, città che lascia senza parole. Se esiste un equivalente nel mondo musulmano di piazza San Pietro, quella è Naqsh-e Jahan – letteralmente “metà del mondo”. Circondata da un palazzo seicentesco e da due moschee, una più incredibile dell’altra, è uno di quei luoghi che è impossibile dimenticare.
Abbiamo concluso il nostro viaggio fra le case storiche e il bazar di Kashan, prima di fare un salto in giornata nel Dasht-e Kavir, deserto di dune e lago salato allo stesso tempo, in totale solitudine.
Raramente un’esperienza così superficiale come quella di un viaggio primaverile di dieci giorni ci ha lasciato tanto addosso. Sicuramente il momento – sia nostro che dell’Iran – ha fatto molto per la nostra fortunata esperienza, ma ci è impossibile derubricare tutto questo a una semplice coincidenza. L’Iran è bellissimo, e ci piacerebbe poterci tornare un giorno.
